Alleanza
La
morte di Cristo, che è nello stesso tempo sacrificio di Pasqua,
sacrificio d’alleanza e
sacrificio espiatorio, porterà a compimento le figure dell’AT, che la
delineavano in modi diversi. E poiché quest’atto sarà ormai reso
presente in un gesto rituale che Gesù ordina di << ripetere in
sua memoria >> (1 Cor 11,25), mediante la partecipazione
eucaristica realizzata con fede i fedeli saranno uniti nel modo più
intimo al mistero della nuova alleanza e beneficeranno delle sue grazie.
Nella sua argomentazione contro i giudaizzanti, che ritengono necessaria
l’osservanza della legge data dall’alleanza sinatica, Paolo dice
che, ancor prima che venisse la legge, un’altra disposizione (diathèke)
divina era stata enunciata nella debita forma: la promessa fatta ad
Abramo. La legge non ha potuto annullare questa disposizione. Ora Cristo
è il compimento della promessa (Gl 3, 15-18). Con la fede in lui si
ottiene quindi la salvezza, non con osservanza della legge. Questa
visione delle cose sottolinea un fatto: l’alleanza antica si inseriva
essa stessa in una economia gratuita, una economia di promessa, che Dio
aveva liberamente istituita.
Il
NT è punto d’arrivo di tale economia. Paolo non contesta che la
<< disposizione >> fondata al Sinai venisse da Dio: le
<< alleanze >> rinnovate erano uno dei privilegi di
Israele (Rm 9,4), cui le nazioni fino allora erano estranee (Ef 2,12).
Ma quando si pone questa disposizione in parallelo con quella che Dio ha
rivelato in Cristo, si vede la superiorità della nuova alleanza
sull’antica (Gl 4,24 ss; 2 Cor 3,6 ss). Nella nuova alleanza i peccati
sono tolti (Rm 11,27); Dio abita in mezzo agli uomini (2 Cor 6,16);muta
il cuore degli uomini e pone in essi il suo Spirito (Rm 5,5; cfr.
8,4-16). Non più quindi l’alleanza della lettera, ma quella dello
spirito (2Cor 3,6), porta con sé la libertà dei figli di Dio (Gal
4,24). Essa riguarda sia le nazioni che il popolo di Israele, perché il
sangue di Cristo ha ristabilito la unità del genere umano (Ef 2,12 ss).
Riprendendo le prospettive delle promesse profetiche, che vede compiute
in Cristo, Paolo elabora così un quadro generale della storia umana, di
cui il tema dell’alleanza costituisce il filo conduttore.
La
lettera agli Ebrei, in una prospettiva un po’ diversa compie una
sintesi parallela degli stessi elementi. Per mezzo della croce, Cristo
sacerdote è entrato nel santuario del cielo, dove sta per sempre
dinanzi a Dio, intercedendo per noi
ed inaugurando la nostra comunione con Lui. Si realizza così la
nuova alleanza annunziata da Geremia (Eb 8,8-12; Ger 31,31-34);
un’alleanza suggellata nel sangue come la prima (Eb 9,20; Es 24,8),
non più nel sangue degli
animali, ma in quello di Cristo stesso, versato per la nostra redenzione
(9,11 s). questa nuova disposizione era stata preparata dalle
precedente, ma l’ha resa caduca, e sarebbe vano attaccarsi a ciò che
è destinato a sparire (8,13). Come una disposizione testamentaria entra
in vigore con la morte del testatore, così la morte di Gesù, ci ha
messi in possesso dell’eredità
promessa (Eb 9,15 ss). L’Alleanza antica era quindi imperfetta, poiché
stava sul piano delle ombre e delle figure, assicurando solo
imperfettamente l’incontro degli uomini con Dio. invece la nuova è
perfetta perché Gesù, nostro sommo sacerdote, ci assicura per sempre
l’accesso presso Dio (Eb 10, 1-22). Cancellazione dei peccati, unione
degli uomini con Dio: questo è il risultato ottenuto da Gesù Cristo,
che “Mediante il sangue d’un’alleanza eterna è diventato il
grande pastore delle pecore” (Eb 13,20).